martedì 5 settembre 2017
La bellezza
venerdì 25 agosto 2017
Viviamo aggrappati a un filo di speranza che è sempre destinato a spezzarsi.
Speriamo
che l’uomo che vive al nostro fianco possa cambiare. Speriamo che i
nostri figli riescano a cavarsela nel migliore dei modi. Speriamo che
i capelli bianchi arrivino il più tardi possibile, di non mettere,
con l’andare del tempo, troppi chili.
Tessiamo
una ragnatela cercando di catturare i nostri sogni; li vediamo
passare poco distanti da noi, ma non riusciamo a catturarli. Viviamo
costantemente in un mondo irreale.
Amiamo,
odiamo.
Un
odio che in realtà non ci appartiene, che il nostro cuore non
riconosce. Non volevo far uscire tutta quella cattiveria, non volevo
tutto quel male.
“Nonna,
hanno suonato alla porta.”
da: La bellezza ovunque
venerdì 18 agosto 2017
Un soffio di vento mattutino.
Una bottiglia di vino vuota posata sul tavolo. Le mutande gettate a
terra, vicino alla porta. Il suo reggiseno. Una candela spenta sul
bordo della finestra. La pianta che sta appassendo. Il libro, col
segnalibro che già da un po' non cambia pagina, posato sul comodino.
Il frigo vuoto. Le tapparelle sempre alzate. Il vento freddo della
sera. L'asse da stiro immobile dentro l'armadio. I biscotti rotti. Il
latte scaduto. Il tappo di sughero dentro il cavatappi. I ricordi,
spesso quelli brutti. Un fazzoletto al bordo del letto. Lo stereo
spento. La TV non c'è. Briciole di pane sul terrazzo. Un uomo nudo
vicino a una donna nuda. Sono gli ultimi giorni, di una grande sfida,
che finalmente abbiamo perso. Ed ora da sconfitti possiamo brindare
alla nostra sconfitta.
“Antonio devo dirti una
cosa.”
“Devi proprio?”
“Non lo so.”
“È
importante?”
“Penso
di sì.”
“Non
ho più molto tempo.”
“Come?”
“Non
era questo che volevi dirmi?”
“...”
“Se
potessi mettere assieme tutti i battiti del mio cuore persi in
questi mesi, avrei ancora molto da vivere.
in anteprima da: La bellezza ovunque.
domenica 26 marzo 2017
sabato 4 febbraio 2017
sabato 7 gennaio 2017
Recensione
HOTEL INCANTO
Milos Fabbri
0111 Edizioni 2016
Milos Fabbri
0111 Edizioni 2016
“Hotel Incanto” è una raccolta di tre racconti dell’autore faentino Milos Fabbri;
sebbene diversi tra loro, appaiono legati da due principali fili conduttori: un registro
che vira verso il fantastico, pur non distaccandosi troppo dal reale; la costruzione di
storie corali, dai molti protagonisti, le cui strade s’intrecciano attraverso eventi
drammatici o surreali.
Il primo racconto, “Antonomasia”, è ambientato nel paesino insulare di Fracasso,
dove una sottotrama ascrivibile al giallo avvia un intreccio che si dipana tra le storie
dei protagonisti, anch’essi personaggi sopra le righe. L’autore dipinge un piccolo
mondo di fantasia e una serie di caratteri che lo abitano e gli danno vita, senza seguire un intreccio vero e proprio, ma un intrico di storie.
“Hotel Incanto” riprende personaggi di fiabe celebri (Raperonzolo, Biancaneve,
Cenerentola) e li traspone in un contesto realistico e surreale al tempo stesso (un hotel
in cui trascorrono le vacanze), ponendo una domanda costante: e vissero tutti felici e contenti, ma poi?
Cenerentola) e li traspone in un contesto realistico e surreale al tempo stesso (un hotel
in cui trascorrono le vacanze), ponendo una domanda costante: e vissero tutti felici e contenti, ma poi?
Infine, “Il dono” narra l’intrecciarsi delle vite di un gruppo di persone coinvolte – direttamente o indirettamente – in un incidente strhadale: questo incontro va a sua
volta a intrecciarsi con la misteriosa scomparsa di una bambina, avvenuta un anno
prima. Leitmotiv della vicenda è un concetto più volte rimarcato: “improbabile non significa impossibile”.
Avendo già letto in passato scritti dello stesso autore, posso dire di aver notato una
decisa crescita stilistica, una maggiore maturità nella gestione degli intrecci. Si nota
un lavoro di ricerca sia da questo punto di vista, sia dal punto di vista dei contenuti e
del loro significato, la volontà di raccontare delle storie e di dotarle di sottotesti e
significati specifici. Dai racconti emerge anche la forte ricerca di una cifra stilistica personale, l’esplorazione di mondi che sfiorano il reale, ma vanno a caccia dell’assurdo. Una prova interessante, insomma, che inizia a definire l’autore nelle sue
peculiarità e si pone in un percorso di crescita e consapevolezza narrativa.
venerdì 25 novembre 2016
venerdì 18 novembre 2016
Bidè
Si distese sul letto un poco svogliata, era stanca, ma sapeva di fargli piacere.
Voleva fargli piacere, e sapeva, che in breve tempo le sarebbe venuta voglia anche a lei.
Lui era disteso, l'aspettava.
Gli calò i pantaloncini e avvicinò la labbra al pene appena scappellato. Si bloccò.
Gli diede un bacio furtivo al di sotto della cappella e fece per alzarsi.
"Vieni" gli disse.
Lui la guardò perplesso, aveva voglia, smaniava di sentire il suo calore affondare, di sentire la sua lingua che lo accarezzava.
Lei gli prese la mano, lo guardava con dolcezza. Si alzò accostandosi a lui: "Vieni in bagno un attimo".
Lui capì che non c'era inganno, i movimenti della moglie erano amichevoli, si alzò.
Lei lo invitò a sedersi sul bide, poi si chinò al suo fianco e gli lavò l'uccello.
Con calma, con sensualità. Lui era molto eccitato. In un altro momento, con la mente lucida e non sopraffatta dal piacere, avrebbe potuto commuoversi da quel gesto.
Si rialzarono, tornarono in camera e lei con dolcezza gli prese il pane dentro la bocca, assaporandolo con gusto e non ci mise molto a sentirsi prevedere dal desiderio.
Voleva fargli piacere, e sapeva, che in breve tempo le sarebbe venuta voglia anche a lei.
Lui era disteso, l'aspettava.
Gli calò i pantaloncini e avvicinò la labbra al pene appena scappellato. Si bloccò.
Gli diede un bacio furtivo al di sotto della cappella e fece per alzarsi.
"Vieni" gli disse.
Lui la guardò perplesso, aveva voglia, smaniava di sentire il suo calore affondare, di sentire la sua lingua che lo accarezzava.
Lei gli prese la mano, lo guardava con dolcezza. Si alzò accostandosi a lui: "Vieni in bagno un attimo".
Lui capì che non c'era inganno, i movimenti della moglie erano amichevoli, si alzò.
Lei lo invitò a sedersi sul bide, poi si chinò al suo fianco e gli lavò l'uccello.
Con calma, con sensualità. Lui era molto eccitato. In un altro momento, con la mente lucida e non sopraffatta dal piacere, avrebbe potuto commuoversi da quel gesto.
Si rialzarono, tornarono in camera e lei con dolcezza gli prese il pane dentro la bocca, assaporandolo con gusto e non ci mise molto a sentirsi prevedere dal desiderio.
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