Fra poche settimane sarà disponibile in libreria e on-line il mio nuovo libro.
giovedì 11 luglio 2019
giovedì 13 giugno 2019
da: la bellezza ovunque.
25 marzo 1985
«Laddove
è abbondante il peccato, ha sovrabbondato la grazia.»
«Come,
scusa?»
«Perché
Dio non ha impedito al primo uomo di peccare?»
mi chiese Giovanna mentre mi lasciavo inebriare dall’alcol che
iniziava a fare il suo effetto.
La pancia di Giovanna aveva
iniziato a lievitare dopo tre mesi che la conobbi. Eravamo entrambi
felici di quella novità. Avrebbe partorito di lì a pochi giorni. Da
tre settimane vivevamo insieme in un bell’appartamento su viale
Baccarini.
«Bella
domanda, insieme a tantissime altre che gli farei.»
«Sant’Agostino
rispose che nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata
destinata a un fine più alto dopo il peccato»
aspettò che la Morena
lasciasse la birra sul tavolo e si allontanasse. Eravamo al
ClanDestino, un bel locale che mi ospitava fin da ragazzo. Quando si
faceva buco a scuola. Quando si voleva ascoltare un bel concerto.
Quando non si aveva nessuno con cui uscire. Quando ci si voleva
ubriacare. Quando semplicemente si era vivi.
«Dio
permette che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande.»
Giovanna era in un periodo di
delizie, le sue parole sbordavano e colavano come un cucchiaio colmo
di miele e io ci rimanevo appiccicato. La sua tolleranza si era
allargata come la cintura elastica dei pantaloni che ora portava. E
io cercavo di approfittare di questo stato di grazia.
«E
quali sono queste altre domande che gli faresti? Sono curiosa.»
Mi guardò sorridente e mi
ricordai, ancora una volta, perché mi piaceva così tanto.
«Gli
chiederei perché è così debole. Qui sulla terra vince sempre il
male. Certo, tu dici che ci serve, ma non a noi, a Lui serve. Gli
serve per darci la grazia, ma a noi, cosa serve Lui?»
Finii la seconda birra, stavo per ordinarne un’altra ma scorsi il
volto di Giovanna rabbuiarsi.
«È
più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un
ricco entri nel regno dei Cieli. Questa frase»
dissi rinunciando alla mia terza birra «potrebbe
aver senso presa così, senza il contesto da cui è stata
estrapolata. Nell’immaginario comune, i ricchi sono persone con un
basso profilo umano. Hanno vizi, si godono spasmodicamente la vita,
in pratica eccedono. Ma non è sempre così, e se anche fosse, forse
è meglio godersi la vita oggi, qui, piuttosto che vivere di stenti e
attendere il regno dei Cieli.»
«Beati
voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno
ogni sorta di male… Beati i poveri di spirito… gli afflitti…
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno
saziati.»
Giovanna mi guardava divertita. Stava alzandosi un vento freddo,
eravamo fuori dal locale, mi sollevai il colletto della giacca.
«Tu,
Antonio, ti riferisci al ricco che chiede a Gesù cosa deve fare per
ottenere la vita eterna, e Gesù gli risponde di rispettare i
comandamenti.»
«Esatto.
E quello gli risponde di aver sempre osservato tutte quelle cose. “E
quindi cosa mi manca?” gli chiede.»
«Va’,
vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel
regno dei Cieli.»
«Gesù
si rivolge sempre ai poveri. Solo loro, dopo aver consumato una vita
umile sulla terra, accederanno al regno dei Cieli per essere felici.»
«Andiamo
a casa, Antonio, inizio a sentire freddo.»
Ci alzammo riponendo le sedie
vicino al tavolino e ci incamminammo tenendoci per mano, verso casa.
«Tu
hai ragione, ma è giusto così!»
«Cioè?»
«È
nella semplicità, nell’umiltà, nel contatto con la terra, che
riesci a percepire il divino. Chi troppo possiede, chi preferisce
l’agio alla fatica, non può cogliere quella sana stanchezza che ti
rende ricco. Pensa alle nostre vite…»
«Be’,
effettivamente, meglio dormire in una tenda che in un albergo quattro
stelle. Non mi guardare così, dico sul serio. Però… Non
concepisco che la via giusta debba per forza attraversare la
sofferenza e la povertà.»
«C’è
una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce. Citazione di
Leonard Cohen.»
Giovanna mi sorrise, era stanca.
«Comunque,
per concludere il discorso, ben sai che, per esempio, anche il
Buddismo recita lo stesso mantra. Sii umile e dedica la tua vita alla
compassione, comprensione degli altri.»
Aprimmo il portone del
condominio, salimmo le scale ed entrammo in casa. Mi guardai attorno
e pensai che io e Giovanna eravamo ricchi, ma non per ciò che
possedevamo materialmente. Noi ci amavamo.
lunedì 27 maggio 2019
Love is a fever
L'amore è una febbre
And is burning me alive
E mi sta bruciando viva
It can't be tamed or satisfied
Non può essere addomesticato o soddisfatto
There is no mercy
Non c'è pietà
For the fallen or for the weak
Per i caduti e per i deboli
Love is a nasty word to speak
Amore è una parola pericolosa da dire
I don't wanna love him anymore
Non voglio amarlo più
He's nothing like the man I loved before
Non è per niente come l'uomo che amavo prima
But the pain gets real comfortable
Ma il dolore diventa piacevole in realtà
When it's all ya got
Quando è tutto quello che ti resta
Ashes and smoke they can't compete
Ceneri e fumo che non possono competere
Not even hell can take the heat
Nemmeno l'inferno può raggiungere il calore
I be sliding off of my seat
Io scivolerò della mia sedia
For his flamePer la sua fiamma
His love is like fire on the floor
Il suo amore è come il fuoco sul pavimento
It' got me running for the door
E mi ha fatto correre alla porta
But I'll be crawling back for more
Ma striscerò indietro per un po' più
Of his fire on the floor
Del suo fuoco sul pavimento
t don't matter what ya say
E non importa quello che dici
You can't survive it there ain't no way
Non si può sopravvivere non vi è alcun modo
So tonight I'm gonna stay
Così stasera resterò
And play with his fire on the floor
A giocare con il suo fuoco sul pavimento
Wanna play with his fire
Voglio giocare con il suo fuoco
On the floor child, child
Sul pavimento bambino, bambino
This kinda love
Questo genere di amore
Don't need no bed or satin sheets
Non necessita di nessun letto o lenzuola di raso
Nothing softniente di morbido
Nothing soft or sweet to drink
Niente di morbido o dolce da bere
Love is a lessonL'amore è una lezione
You were born to never learn
Sei nato per non imparare maiAnd your soul will beg to burn
E la tua anima pregherà di bruciare
I don't wanna love him anymore
Non voglio amarlo più
He's nothing like the man I loved before
Non è per niente come l'uomo che amavo prima
There's a sign above the door
C'è un cartello sopra la portaSaying no way out
Dice nessuna via d'uscita
Ashes and smoke they can't compete
Ceneri e fumo che non possono competere
Not even hell can take the heat
Nemmeno l'inferno può raggiungere il calore
I be sliding off of my seatIo scivolerò dalla mia sedia
For his flamePer la sua fiamma
His love is like fire on the floo
rIl suo amore è come il fuoco sul pavimento
It' got me running for the door
E mi ha fatto correre alla porta
But I'll be crawling back for more
Ma striscerò indietro per un po' più
Of his fire on the floor
Del suo fuoco sul pavimentoIt don't matter what ya say
E non importa quello che dici
You can't survive it there ain't no way
Non si può sopravvivere non vi è alcun modo
So tonight I'm gonna stay
Così stasera resterò
And play with his fire on the floor
A giocare con il suo fuoco sul pavimento
I'm gonna stayIo resterò
And play with his fire on the floor
A giocare con il suo fuoco sul pavimento
I'm gonna play with his fire on the floor
Io giocherò con il suo fuoco sul pavimento
domenica 5 maggio 2019
Paolo
“Ti
stai già preparando? Non è presto per portare Celeste a scuola?”
Teresa era ancora distesa nella parte sinistra del letto, il lenzuolo
era abbassato, faceva caldo. La canottiera bianca che indossava
lasciava immaginare due abbondanti seni, ma non per Paolo, che li
conosceva bene. Lui sapeva che erano abbondanti e molli, e gli
piacevano così.
“Oggi
parto per Roma, non ricordi?” Paolo finì di allacciarsi le scarpe
dando le spalle alla moglie, poi si alzò e la guardò in viso; la
vide contrariata.
“Perché
ci vai?” gli chiese.
Paolo
era indeciso, poteva incazzarsi o ripetere per la quarantesima volta
la stessa cosa. Si scrollò di dosso il suo disagio e rimase zitto,
aspettando.
“Non
sei obbligato, lo vedrai fra qualche giorno.” Continuò lei,
grattandosi il naso.
“Non
mi sento per nulla obbligato” la voce di Paolo era arrabbiata, ma
cercò di controllarsi. Si avvicinò all’uscio, doveva andare.
“Ci
voglio andare, ci voglio essere. Voglio essere lì quando sarà
nuovamente libero. Voglio essere la prima persona che vede, lo voglio
abbracciare, voglio… ma come cazzo fai a non capire?” Si lasciò
andare in un profondo respiro, scosse la testa e la guardò negli
occhi.
“Stiamo
andando tutti, tutti e tre, saremo lì, perché lui a bisogno di noi
e noi non ci siamo mai scordati di lui. Non mi rovinare questo
momento.” Paolo tastò i pantaloni per assicurarsi che ci fossero i
fazzoletti, lì sentì nella tasca sinistra dei jeans.
“Non
ti capisco,” disse Teresa alzandosi dal letto “sono passati
cinque anni, e quello che ha fatto? Non ti interessa?” Tirò su la
tapparella. La luce inondò la stanza facendole socchiudere gli
occhi.
Ora
Paolo era incazzato.
“Quello
che ha fatto? Ma che cazzo dici. Ma stai scherzando?
Io
vado, ci vediamo stasera.” Le si avvicinò, seppur di mala voglia e
le diede un bacio sulle labbra. Lei non si mosse e non contraccambiò.
Lo seguì fino in cucina dove lo guardò bersi un bicchiere d’acqua,
poi lo guardò prendere, per precauzione, la giacca dall’attaccapanni
e aprire la porta per uscire.
“Ci
sentiamo quando arrivo.”
“Salutamelo.”
Paolo
rimase fermo senza guardarla, stringendo la maniglia in ottone,
sentiva il cane del vicino abbaiare. Si voltò verso Teresa e le
sorrise, lei non ricambiò e si diresse verso il bagno, lui chiuse la
porta e scese le scale.
...
...
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