sabato 23 marzo 2019

Lo sai come è successo?
Ora ti voglio raccontare come è successo.
Il vento piegava febbrilmente le foglie, sembrava avesse deciso di spezzarle, di portare via tutto, ma era semplicemente lì di passaggio, e non ce l'aveva con noi.
Anche mia madre era brava a piegare le foglie, quelle di canna in special modo, già inchinate di loro da madre natura.
Lei ne coglieva i lembi e li cuciva fra loro, costruendo la culla in cui crescere. Mia mamma era un architetto perfetto. Dentro quelle foglie di canna creò un ambiente sicuro e protetto dall'esterno. Lei ci sorvegliava.
E quando io naqui, insieme hai miei fratelli, non avevamo nulla mangiare, tranne lei.


domenica 3 marzo 2019

un uomo una donna e un carciofo

Come al solito, ma questo per ora lo sanno solo gli amici, le cose finiranno nel migliore dei modi, almeno per lui.
Qualcunaltro invece, come al solito, e questo lo sanno tutti, ne soffrirà.
Mentre un sacco di altra gente rimarrà indifferente, non venendo a conoscenza dei fatti o anche conoscendoli.

Un uomo una donna e un carciofo.

La pattumiera non è molto distante, il metallo è arrugginito, Francesco guarda proprio in quella direzione, ma il suo sguardo va oltre quel punto così vicino a lui. Guarda il murales sull'edificio abbandonato dopo il semaforo, rosso. È enorme e si amplia su due edifici, è un uomo che allungando la mano alza un velo.
Francesco getta a terra il fazzoletto con cui si è soffiato il naso.
Francesco pensa a cosa potrebbe esserci sotto quel velo, sul muro non c'è disegnato nulla, ma ne è stato alzato solo un piccolo lembo.
Forse è un lenzuolo, un tappeto, un abito, una tenda, un fazzoletto per soffiarsi il naso. Francesco guarda a terra e raccoglie il suo fazzoletto poi si avvicina al bidone.
Sta per fare canestro quando, alzando di poco lo sguardo sull'indice e il pollice della mano dipinta, pensa che stiano alzano... La pagina di un libro.
Ma non ci sono scritte sulla parte del foglio che lui riesce a vedere. Ma c'è da dire che i libri hanno molte pagine bianche, forse l'ha appena iniziato a leggere.
Ma ora non importa più, Lei è arrivata.
Il fazzoletto cade dentro il sacco nero.
Lei gli si avvicina con il volto rilassato e sorridente, almeno così a Francesco sembra.

venerdì 22 febbraio 2019

Ed ora che la notte è quasi passata, questo poeta d'amore, un po' falso un po' nostalgico, si toglie il suo costume da pagliaccio e lo ripone fianco alla vita, poi si distende nel freddo velo che la ricopre, perchè anche oggi, come ieri, non ha trovato rifugio nel cuore di alcuna fanciulla.
La mia ricerca continuerà anche all'alba del prossimo giorno.


venerdì 15 febbraio 2019

DELUSO


Mi hai deluso, certo che mi è stato detto.
Per lo più donne, accortesi che non ero come loro pensavano. Ci sono state volte in cui non mi è stato detto, ma comunque era facile da percepire.
Ci sono state almeno due volte in cui ero d'accordo con loro, quel mio gesto, quel comportamento inadeguato era giusto che le avesse deluse.
Ma che dire, non è facile rimanere a lungo ciò che si aspettano gli altri, loro non ci pensano, ma siamo diversi.
Io faccio sempre un po' fatica a vergognarmi o pentirmi di ciò che ho fatto. Mi dovrei vergognare e pentirmi spesso, ma col tempo, ad oggi, ho imparato ad accettarmi molto. I gesti che compio sono io a farli, e anche quelli che potrebbero causare conseguenze sgradevoli, quelle che mi porterebbero sul patibolo dell'amore, e non solo, piano piano ho imparato ad accettarli.
Io senza la vostra delusione, sarei lo stesso?
Certo che si!
E voi?
Mi volete bene ancora, lo stesso?

Per salvarsi bisogna perdersi, cadere, farsi male, diceva qualcuno.
Dipende sempre da quanto ti fai male e da quanti amici hai vicino per lasciarti aiutare a rialzarti.
Dipende da tua moglie, dai tuoi figli, dai tuoi genitori, dal cane del vicino e dalla rosa che sta sbocciando giù in cortile. Dipende da questa primavera che si sta affacciando.
Dipende dagli insetti, che ho letto oggi in un articolo, ce ne sono sempre meno, molti meno, e ciò non va bene. Come molte altre cose.
Come io che ubriaco, voglio smettere di bere.
Come io che sono così fragile che mi sono rotto le palle di mostrarmi duro.
Mi voglio rompere e frantumare in tantissimi pezzi così che chiunque ne possa prendere uno e ricordarsi di me e ogni tanto poter dire, col sorriso sul volto, con lo sguardo rivolto oltre la finestra, mi hai deluso ma ti ho voluto sempre bene.
Ed infine stringendo forte quel pezzo di me dentro la mano, inciderle il palmo e farne uscire una goccia di sangue, senza che lei se ne sia accorta.

domenica 10 febbraio 2019

VOLI PINDARICI






Solitamente l’espressione “fare dei voli pindarici” viene attribuita a persone che tendono a proiettarsi in un mondo irreale, creativo, dunque a sé stante. Il termine deriva dal nome dell’antico poeta e cantore greco Pindaro, uno dei più grandi esponenti della lirica corale, per intenderci.
Di base è un distacco dalla realtà contemporanea e il conseguente ingresso in un mondo ad essa parallelo, spesso dai contorni allucinogeni e fiabeschi dove regna una “sana” alterazione assolutamente deviante e per certi versi destabilizzante.
È una sorta di “droga autofinanziata” dal nostro cervello quindi un viaggio nel subconscio. Il raggiungimento di un mondo fantastico senza far uso di droghe sintetiche e quindi una pura e libera divagazione in un’entità creata da noi stessi. Naturalmente molto dipende dal quoziente d’immaginazione e inventiva che appartiene a ognuno di noi.
La missione del “volo” è quella di annientare gli influssi catastrofici e nefasti del mondo circostante. Una non-accettazione della realtà porta quindi a farsi cullare in mondi colorati e conditi da dolci evasioni, staccarsi dal suolo terreno metaforicamente. Un distacco dai propri doveri per approdare in un mondo fatto di ricordi, emozioni, sogni e aspirazioni.
Insomma un vero e proprio trionfo della fantasia, nella sua più larga accezione del termine.
Lunga vita al volo, dunque, ed ai suoi benefici influssi.
… e se può esservi d’aiuto, lasciatevi “rapire” da un volo pindarico…!
Sono molte le persone che nell’esprimersi effettuano tale volo, riescono a passare in maniera originale e ardita da un argomento all’altro rimanendo in un contesto unitario. Può assumere un duplice senso, negativo cioè divagare e saltare da un ragionamento all’altro senza logica, oppure positivo, cioè saltare sì da un argomento all’altro però mostrando fini capacità digressive nonché abilità nel mantenere un filo conduttore nel discorso.

https://www.agendalugano.ch/episodes/646/perche-si-dice-volo-pindarico 

EPPUR... BALORDO






La ricchezza del mio cuore mi spaventa, io uomo povero e di semplici principi, io piccolo essere fra le vostre grandi mani. Scherzo della mia sfortuna con risate isteriche, assaporo sudice ferite con bicchieri colmi di vino; ed ascolto musiche leggere, di poeti erranti.
Eppure il mio cuore è colmo d’amore, eppure un tempo sono stato felice: chiamato Gastone, saggio, pagliaccio, nomade, merda di uomo.
Eppure ora vago in strade abbandonate, soffermandomi qua e là sotto qualche ponte, ad ascoltare violinisti emarginati da una società sorda, a guardare nello specchio del fiume il mio cupo volto, segnato da qualche anno in più della mia età. Passo dopo passo trascino un corpo stanco di camminare, stanco di lasciarsi andare; mi siedo sul bordo del fiume avvolto dal cemento, avvolto da una città che detesto: cupa e grigia come ora è il mio animo. Un sorso di vino ridà colore al cuore che allenta la morsa e mi fa stare male. D’amore soffro, di vergogna mi ricopro, nell’aver abbindolato le notti con il mio seme, nell’aver imprecato il tuo nome in chiese consacrate; ed ora eccomi, non ancora penitente a soffrire la fame di un’anima mal disposta. Mi vedo quando giovane camminavo sicuro, fiero, pronto ad affrontare la vita ed uscirne vincitore. Mi lasciavo abbindolare da tutto. Una mosca fastidiosa che assillante, continua impetuosa a farmi imprecare, questa rabbia primitiva contro un buon Dio. E camminavo, camminavo mai stanco, mai abbattuto, con quella mia speranza così positiva da essere diventata un marchio di me stesso. Venticinque anni, entro nella casa dove però più non alloggio, perchè mia moglie, troppo ha sofferto a causa mia ed ora preferisce uno schiaffo a un bacio, preferisce l’insulto alla carezza. Ed io “merda di uomo” rimango in silenzio a ricevere il suo pianto, la sua rinuncia, ribattendo qua e là con un sorriso che suscita ancora più rabbia. Emarginato da un luogo sconosciuto, da un luogo in cui per due anni ho vissuto e tornato in patria, a camminare, camminare senza stancarsi, un po’ abbattuto, lievemente sconfitto, sicuramente segnato, ma non cambiato. Titubante sostengo lo sguardo di nuovi occhi, più facile si rivela posarsi su ventri già conosciuti, su labbra già assaporate e mai dimenticate. Da continui sbagli mi lascio segnare, in vecchi amori cerco sostegno, di parole confuse sono stanco.

venerdì 8 febbraio 2019

Fabrizio de André Spiritual






Ho sorriso senza accorgemene, forse è un nuovo inizio.
Oppure è soltanto il riflesso di ciò che ero.
Mi scosto i capelli dal viso, non per lasciarmi vedere, ma per osservare meglio ciò che mi è di fronte e dopo un attimo, abbandono la visuale.

Non mi piace quasi mai ciò che vedo. Non è vero.
Non mi piacciono le persone, la maggioranza delle persone.
O forse non è vero.
Non apprezzo ciò che dicono, ma forse neanche questo
sottolinea il mio malessere verso i miei simili.

Preferisco la nebbia, il suono stridulo del corvo che mi osserva, il silenzio della neve che cade.
Eppure continuo a cercarti, come il topo nella trappola, come le mie labbra, che non vogliono proprio, staccarsi dalle tue.
Eppure ti vorrei lontano, per correre da te, senza riuscirci.

Ho sorriso senza accorgermene, forse è un nuovo inizio.
Oppure è soltanto la solita felicità che mi cerca, ed io col gesto della mano scosto dal mio viso.